| Contabilità e bilanci |
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La gestione dell’area amministrativa costituisce ancora oggi il focus delle attività all’interno dello Studio Commerciale. La contabilità generale tradizionalmente fondata sul mero espletamento degli adempimenti civilistici e fiscali (la rilevazione contabile dei fatti di gestione, la tenuta delle scritture contabili, la tenuta dei registri IVA, la redazione del bilancio contabile e CEE), nel tempo ha cercato di trarre sempre maggiori benefici dall’enorme flusso informativo reso disponibile dall’evoluzione tecnologica e dagli strumenti software, permettendo così di dedicare maggiore attenzione agli aspetti di riclassificazione e di analisi dei dati disponibili. Gli adempimenti contabili gestiti in ottica squisitamente fiscale, soprattutto per quanto attiene la redazione del bilancio d’esercizio, non bastano più: la riforma societaria che ha imposto il disinquinamento fiscale e il rigoroso rispetto dei principi contabili e civilistici, la crisi economica degli ultimi anni impongo di lasciare in secondo piano le questioni fiscali, quali ad esempio la problematica della congruità dei ricavi ai fini degli Studi di Settore, e di fondare le decisioni strategiche sull’analisi della reale situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell’azienda. Le PMI sentono più forti rispetto al passato gli effetti e le opportunità offerte dall’internazionalizzazione dei mercati, dall’allargamento dei mercati verso le aree dell’Est europeo e dell’Asia, anche grazie agli strumenti web che hanno ridotto drasticamente le “distanze” commerciali, imponendo così al professionista di abbandonare il ruolo più tradizionale di mero contabile. Il professionista è ora un consulente d’azienda e quindi lo Studio Commerciale diventa struttura idonea ad applicare l’analisi di bilancio per indici e per flussi finanziari. L’obiettivo è aiutare l’azienda a individuare quali equilibri è riuscita a realizzare e quali sono le prospettive future di miglioramento e di crescita.Non solo quindi attenzione agli aspetti economici, ma riscoperta dell’importanza degli equilibri finanziari e patrimoniali. Due nuove opportunità si presentano nel panorama degli Studi Commerciali: la revisione contabile ed il controllo di gestione. Nell’ambito del controllo di gestione si inserisce la contabilità direzionale.Quest’ultima rappresenta il sistema di raccolta, di elaborazione e di presentazione delle informazioni finalizzato alla programmazione e al controllo della singola azienda nel breve e nel medio/lungo periodo.Ai fini della programmazione fornisce la gestione flessibile di budget annuali e pluriennali; gli strumenti per il controllo sono costituiti principalmente da report, diretti ad informare tempestivamente degli scostamenti tra gli obiettivi programmati e i risultati conseguiti. Consente di determinare i “risultati parziali” di singole unità organizzative, unità di produzione e segmenti di attività, “destinando” i costi e i ricavi: - all’unità organizzativa che utilizza il produttivo o che realizza il ricavo; - all’unità di produzione per la quale sono impiegate le risorse; - al segmento di attività del quale si vuol misurare il risultato. La stessa gestione dei beni ammortizzabili acquisisce nel tempo nuovi contenuti informativi: da mero strumento finalizzato a consentire la stampa del registro cespiti disciplinato dalla normativa fiscale, oggi riveste una funzione importante per individuare la composizione delle immobilizzazioni materiali ed immateriali, valutarne il livello di ammortamento (e quindi quantificare l’autofinanziamento relativo generato) e decidere la politica degli ammortamenti ottimale. L’accordo di Basilea 2 , obbligando il sistema bancario a selezionare le aziende meno rischiose, incentiva le aziende di credito ad adottare le nuove metodologie di misurazione dei rischi di credito fondate su tre pilastri (requisiti patrimoniali minimi, controllo prudenziale dell’adeguatezza patrimoniale, trasparenza delle informazioni), non soltanto per finalità (esterne) di vigilanza, ma anche per finalità (interne) di natura gestionale, comportando nuove modalità di affidamento e di pricing dei prestiti alle imprese.Tutto questo modifica in modo significativo il rapporto banca - impresa costringendo quest’ultima a confrontarsi con gli scoring di valutazione del rischio di affidamento, pena la restrizione delle linee di affidamento od il peggioramento dei costi di finanziamento.Il professionista si presenta come interlocutore privilegiato nel nuovo rapporto banca-impresa, mettendo a disposizione delle aziende gli strumenti per valutare l’adeguatezza patrimoniale, l’affidabilità nei pagamenti, la redditività degli investimenti e riflettere sulla proiezione temporale degli scoring relativi al rischio di affidamento.Egli rende possibile all’azienda ricoprire un ruolo attivo nel rapporto con la banca, coadiuvandola nella scelta della migliore linea di affidamento e nell’individuazione delle aziende di credito più virtuose sotto il profilo dei costi di finanziamento. |






